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Il Borgo della
Rocca
Sulla
sommità del colle, protetta da piante secolari, si intravede la Rocca:
il fulcro del sistema di fortificazioni del castello. La villa conserva.
Dai tempi della dominazione della famiglia Guidi, il volto della fortezza
con la mole dell'antica torre merlata (di cui si può ancora vedere la
base nelle cantine della casa) la cui severità è accentuata dai nudi
conci di pietra alberese con i quali è edificata. Possiamo ancora immaginare
il ponte levatoio al posto dell'ampio scalone doppio che oggi lo sostituisce,
disegnato questo da Giorgio Vasari il giovane e modificato nel corso
dell'Ottocento, epoca nella quale la villa ha raggiunto l'aspetto attuale
ad opera della famiglia Gherardi di Pistoia. Ultimo grande evento storico
svoltosi nella Rocca è l'assedio del 1537 in seguito al quale Montemurlo
diviene stabile dominio mediceo, come il resto della Toscana, e la Rocca
perde così la sua funzione di "presidio di confine" per diventare la
tranquilla residenza signorile che è tuttora. La villa (non visitabile)
mostra: a chi accede dal piano terreno le ampie cantine e sono ancora
visibili le mura perimetrali della torre che originariamente emergeva
dal castello; salendo invece dallo scalone principale della facciata
di mezzogiorno si entra in un tranquillo cortile ornato da pilastri
che sorreggono un portico, coperto da volte a vela, sul quale si aprono
belle sale. L'interno del castello è molto semplice, restano pochi elementi
decorativi. Tutto il complesso, anche l'ampio giardino, parte all'italiana
parte a bosco, è ben conservato e curato sebbene i proprietari non vi
siano residenti.
La Pieve di S.
Giovanni Decollato
Sulla Piazza del
borgo si apre la pieve di S. Giovanni Battista Decollato. La pieve di
Montemurlo ha una storia antica e discussa, ne troviamo la prima traccia
quando Ottone III in occasione della sua incoronazione ad imperatore
(995 d.C.), scende in Italia alla volta di Roma e nel suo viaggio (998
d.C.) conferma i possedimenti del vescovo Antonino di Pistoia fra i
quali è annotata la nostra pieve. Essa ha un impianto semplice, a navata
unica con presbiterio e coro, modificato nella seconda metà del secolo
scorso. Originariamente la pieve aveva dimensioni assai ridotte e solo
nel corso del '500 assistiamo ai primi lavori di ampliamento attuati
dall'umanista Bartolomeo Fonzio, pievano a Montemurlo dal 1494 al 1520,
che fa
costruire la canonica e il chiostro che affianca la chiesa, del quale
tuttavia si rintracciano gli archi a tutto sesto e le colonne con capitelli
corinzi ormai murati. La pieve è sovrastata da un imponente campanile
che in origini fu torre di guardia poi trasformata e ingentilita, nella
prima metà del '500 nell'ambito delle trasformazioni attuate dall'attivo
pievano, con le ampie bifore che vediamo su ogni lato, sormontate da
archetti in laterizio. L'ampia finestra è sorretta da colonne ottagonali
e le imposte degli archi che concludono la torre sono decorati da una
cornice a dentelli che circonda anche la copertura. Entrando in chiesa
attraversiamo un loggiato, aggiuntovi nel corso del '600, sorretto da
colonne in laterizio con capitelli di ispirazione ionica. La chiesa
è affiancata, in posizione un poco arretrata, dall'oratorio del Corpus
Domini, costruzione del 1560, restaurata nel corso del '700 su progetto
dell'architetto pratese Giuseppe Valentini, costituita da una sala rettangolare
voltata a botte e conclusa da un presbiterio con finta cupola, sulle
pareti stucchi ornamentali e due affreschi molto deteriorati (in via
di restauro). Nella pieve, sopra l'altar maggiore, è conservata una
bella croce astile lavorata a sbalzo su lamina d'argento dalla scuola
orafa pistoiese nel sec. XIV. L'ambito di lavoro di questi eccezionali
artisti è influenzato dalle figure di Giovanni e Andrea Pisano. La croce
è lavorata su entrambe le facciate. Su quella anteriore mostra: come
figura centrale il Crocefisso, agli estremi del braccio orizzontale:
la Vergine addolorata e S. Giovanni Evangelista, su quello verticale:
la figura di un angelo e in basso S.Pietro -ognuna delle figure è riconoscibile
per le caratteristiche iconografiche-. Su quella posteriore mostra:
al centro: il Cristo Maestro e sulle estremità dei bracci i simboli
dei quattro evangelisti: l'aquila: S. Giovanni; l'angelo: S. Matteo,
il toro alato: S. Luca, il leone alato S. Marco. L'evento miracoloso
a cui è legata la croce ne fanno da secoli un oggetto della venerazione
popolare e il 3 maggio di ogni anno si svolge una festa commemorativa.

I
Dipinti
Al pennello di Matteo Rosselli è dovuto il quadro raffigurante la madonna
circondata dagli angeli, che tenendo in braccio Gesù Bambino, porge
il Rosario a S. Domenico e di fronte a quest'ultimo S. Agata e S. Andrea
Apostolo. L'opera viene realizzata ai primi del '600 mentre Rosselli
lavora alla Cappella de' Pazzi a Firenze e la fama del suo valore comincia
a diffondersi fino a quando verrà considerato uno dei più valenti pittori
della scuola fiorentina dell'epoca. Giovanni Stradano o meglio Jan Van
Der Straet, è un altro pregevole pittore che lavora a Montemurlo, lasciandovi
varie opere fra cui la tavola che ha per soggetto Maria Assunta in cielo
e i Santi Giovanni, Niccolò di Bari e Tommaso Apostolo al quale la vergine
porge il sacro Cingolo. Ai piedi della Madonna si apre la visione della
Rocca e della Pieve di Montemurlo con il suo panorama di colline e boschi.
Sulla controfacciata della chiesa, Giovanni da Prato ha affrescato scene
del prodigio della croce: il seppellimento della croce, l'arresto dei
ladri, il giudizio dinanzi al magistrato e l'impiccagione.
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