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Un
isola Spezzina al centro di New York
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(Dal
nostro inviato) New York, maggio. Non avrei mai immaginato di trovare un angolo di Spezia, una specie di " isolotto ", dove parlare " spmgolino " diventa obbligatorio, nell'infernale caos della New York notturna, di questa autentica, moderna Babele dove è possibile ascoltare ogni linguaggio del mondo e conoscere personaggi di ogni paese. Quando a New York si accendono le luci, l'immensa città dimentica la operosità giornaliera e diventa solamente una metropoli colorata, dove la vita cambia ritmo e gli uomini volto. Di notte, anche a New York, specialmente a New York, tutti tornano a sorridere. Per tutta la città si spande come per incanto il ritmo di Broadway e fino all'alba si vive dimenticandoci non solo del momento, ma di ciò che è stato e di quello che sarà. Questa inimmaginabile vita notturna della più grande città d'America inizia verso le ore 21. Nell'isolotto " sprugolino " il " via " viene dato in anticipo: all'ora di cena. L'ora di cena in America è alle 18,30. Nei ristoranti alle 19. E " L'Asti " non fa eccezione... Come passare la serata? Dove andare? Un rapido dialogo con un giovane "maitre" d'albergo, una indicazione precisa e decisa: "Al Greenwich Village, èmolto bello. Prima, però, una puntatina al restaurant di "Adolph's Asti". Una scorsa alla guida, un " cab ", e via. Una strada come tante altre, una insegna poco appariscente, al " Greenwich Village ", 13 East, l2th Street, ecco... La facciata fa pensare ad una trattoria dei suburbi milanesi. Si entra. E' difficile passare. Ma si sente, di colpo, che siamo a casa nostra. Il ristorante è uno strano stanzone rettangolare. Alle 19 quando arriviamo è già tutto esaurito. Molti clienti sono in piedi, al bar: attendono. Anche noi. Siamo in quattro. Dal soffitto si abbassano verso i tavoli innumerevoli microfoni. Non comprendiamo. Poi vediamo le pareti: sono tappezzate di " foto ", di tanti e tanti quadretti, di ritagli di giornale. Sono volti che conosciamo. R e s t i a m o meravigliati. Fino a quando, spostandoci al bar che occupa un rettangolo al centro del locale, non vediamo un piccolo palcoscenico. Una specie di podio. C'è un organo. Ci sono vari leggii. Un organista paffutello ed occhialuto fa volare le mani sulla tastiera. Ordiniamo un "cocktail" e il barman, un tipo imponente dal sorriso aperto e gioviale, ci risponde in italiano. Ma quando sta preparando il solito "manhattan " brontola uno " scusate un attimo " a tior di labbra, esce uIai banco e si porta sul podio. L'organista aveva preludiato un~a~a conosciuta: "La losca ". Precisiamo: la introduzione del brano " O dolci baci ". E di colpo rimaniamo senza parole. Il barman, grembiule rialzato, canta. Una voce tenorile piena, calda; una musicalità perfetta, così come l'intonazione. Attorno, ai tavoli chiassosi e affollatissimi, si fa silenzio. Applausi a non finire. Un " grazie " in italiano. Il barman torna, serve i " cocktails ". Ci chiamano: c'è un tavolo libero. Un cameriere giovane è tutto per noi. Finalmente incomincio a raccapezzarmi. Sul " menu ", sotto la scrittura "Adolph's Asti ", troviamo scritto: " Opera and Classics " e ancora " Musician's Rendez-vous ". Chiediamo del proprietario.
Arriva. Abito da sera perfetto, signorile, felice di parlare con dei toscani.
Un u o m o importante, Adolfo Mariani. Avrà circa settanta anni. Da trentatre
ètitolare del locale. Prima c'era il padre, Lorenzo. Lorenzo Mariani giunse
a New York nel 1912. Fece diversi mestieri, diventò cameriere. Trovò un
posto buono e in poco tempo si mise da solo. Un " buco " al " Greenwich
Village ". Era il primo passo per creare il famoso "Asti". Il nome piemontese?
Da un disegno: una coppa frizzante di spumante dalla quale scaturiscono note musicali... o . .L' Asti non è un ristorante. E' un "teatro dell'opera" e bisogna essere fortunati se dopo aver mangiato siete in grado di restare tutta la sera allo stesso tavolo. Arrivano sempre, a qualunque ora, nuovi clienti. Esce la gente dal teatro e al " Greenwich Village" giungono i più bei nomi di New York. C'è un grande tavolo eternamente riservato (e sempre in attività) per Vanderbilt. Ogni sera, amici, ospiti, personalità, magnati dell'industria e della finanza hanno la facoltà di occuparlo. Pazzi per la musica Tutti debbono cantare. I microfoni servono a questo. Eleganti signore trillano in gorgheggi impensati e imponenti signori si trasformano in coristi. Per dieci minuti il ristorante ~ un palcoscenico. Sul gorgheggio finale applausi, risate, chiasso infernale. Tintinnano i bicchieri. Si beve. I camerieri sono al lavoro. Arriva il minestrone ma sul palco c'~ ora una autentica bellezza. Bruna, provocante. E un altissimo giovane. L'organo suona La Bohème ". Primo atto: "Che gelida manina ". Rodolfo è assai bravo. Mimi è superba. Un duetto squisito... E' un teatro, questo, che segna il " tutto esaurito " ogni sera. Musiche e cantanti italiani. Cucina italiana. In fondo La Spezia resta a metà strada tra Lucca e Genova, tra le due città operosissime, che hanno messo profonde radici anche inAmerica. |
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