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Storia
e tradizioni del comprensorio:
LIVORNO
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Si ritiene che Livorno venga dichiarata
città il 19 marzo 1606, sotto Ferdinando I
de' Medici; ma della sua esistenza se ne trova riferimento,
seppure in modo vago, in un documento risalente all'inizio del '900.
Con più precisione, se ne sente parlare nel 1100, quando la contessa
Matilde di Canossa, volle regalare quel pezzo di terra sul
mare appartenenti al suo feudo, al capitolo della Cattedrale di
Pisa. Di quella che poi sarebbe diventata Livorno, c'erano una insenatura
naturale e una torre fatta costruire dai marchesi di Toscana. Alla
torre, o mastio, venne dato il nome di Matilde. Quando nel 1375
Pisa si accorse che stava perdendo, a causa dell'avanzamento delle
sabbie, il suo porto e il prestigio di repubblica marinara, fortificò
il nuovo sbocco sul mare costruendoci un castello-villaggio. Dopo
la sconfitta subita dalla flotta pisana a Meloria, la fortezza passò
ai genovesi i quali la cedettero ai fiorentini per 100.000 fiorini
d'oro. Una cifra considerevole per quei tempi, il 1421, ma Firenze
non badava a spese. Con Firenze, in coincidenza della signoria dei
Medici, Livorno cominciò la sua ascesa. Nella Vecchia Darsena si
innalzano i bastioni della Fortezza Vecchia,
il grandioso complesso fortificato fatto costruire nel 1521-24 dal
cardinale Giulio de' Medici, poi portato avanti da papa
Clemente VI, su progetto di Antonio Sangallo il Vecchio.
In essa furono incorporati il Mastio Matilde e la rocca che lo circonda,
detta Quadratura Pisana. Nel 1629, per volontà dei Medici e su progetto
del senese Giovan Battista Santi, a
nord-ovest della città e nelle immediate vicinanze del porto, sorse
il quartiere della "Venezia Nuova". Ciò oltre a cambiare la fisionomia
della città, comportò la distruzione di parte della Fortezza Nuova
e l'edificazione del Rivellino di San Marco
e del forte San Pietro d'Alcantara
in difesa della nuova area. Il quartiere, che vide la sua massima
espansione alla fine del '600 e nel '700, conserva ancora oggi le
caratteristiche architettoniche ed urbanistiche del progetto originario:
fitta rete di canali, comunemente detti Fossi, che anticamente collegavano
il porto ai magazzini ed alle abitazioni dei commercianti. Nel 1737
la morte di Giangastone segnò la fine della dinastia medicea e l'inizio
di quella lorenese, sotto la quale Livorno cominciò a perdere la
sua immagine di città-fortezza in virtù del Motu Proprio di Pietro
Leopoldo, Imperatore d'Austria dal 1790, che nel 1776 abolì
il divieto di costruire fuori dalle mura. A parte l'interruzione
che va dal 1799 al 1814, dovuta all'invasione francese, durante
la quale venne operato un ampliamento della città verso il Rivellino
San Marco, la dinastia lorenese regnò a Livorno fino al 1859. In
quello stesso anno, l'allora granduca Leopoldo II, che nel 1834
aveva fatto edificare la nuova Cinta esterna, abbandonò per sempre
la Toscana, scossa dalle guerre d'indipendenza. Risale al 1° gennaio
1868 la decisione relativa alla soppressione del porto franco. L'inizio
della decadenza dei traffici commerciali, coincise con l'avvio alla
trasformazione industriale dell'economia della città. |
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