Questa
regione, entro i limiti sopra indicati, è costituita da una catena
di montagne assai aspre, che presentano una linea principale di
displuvio pressoché parallela alla linea di costa, e dalla quale
si dipartono, con andamento quasi ortogonale, varie catene montane
minori e sproni, trapassanti a colline nelle loro estreme diramazioni,
e che a loro volta terminano dalla parte del versante interno contro
i fiumi Aulella e Serchio, e dalla parte del versante marittimo
contro il fiume Magra oppure si perdono
nella ristretta fascia di pianura costiera, che ha inizio nella
bassa valle del Magra e si spinge, sempre più ampliandosi, verso
S.E. fino alla foce del Serchio, dove raggiunge l'ampiezza massima
di 8 Km., includendo il Lago di Massaciucoli.
Unica eccezione in Italia per monti situati fuori dalla cerchia
Alpina, le montagne di questa regione si sono meritate l'appellativo
di Alpi, per l'ardito aspetto che le differenzia dall'Appennino
Settentrionale, dal quale differiscono
anche per la struttura geo-litologica. Infatti, sebbene la piccola
catena di forma ellittica costituente le Alpi
Apuane sia legata all'orogenesi appenninica,
ne è geograficamente e strutturalmente indipendente. La catena Apuana,
nei limiti suesposti (cioè tra la pianura costiera da un lato ed
i corsi del Serchio e della Magra-Aulella dall'altro), costituisce
anche dal punto di vista geologico un complesso a sé stante: rappresentato
da un ellissoide allungato da N.O. a S.E., nel quale attorno ad
un nucleo centrale formato da rocce antiche sono disposte le formazioni
via più recenti. Dunque all'interno del sistema orografico Appenninico
la formazione Apuana spicca anche per una sua marcata individualità
geologica, che ha impresso a queste montagne quell' aspetto così
diverso dalle altre circostanti. E' sufficiente uno sguardo d'insieme
(magari dal mare) per coglierne il paesaggio tipico, che, astraendo
da quello più collinare periferico, risulta caratterizzato da un
colore delle cime più chiaro (talora roseo dove predominano i calcari
dolomitici), da affioramenti rocciosi sparsi ovunque (spesso già
a 4-500 m. di quota), da nude pareti ricoperte al più dal "paleo"
(erba graminacea assai diffusa), da estesi versanti scoscesi, da
valli strette e profonde, dalle forme decise di quasi tutte le vette
anche le meno elevate. Il complesso geologico delle Apuane è costituito
da materiali rocciosi formatesi per sedimentazione in ambiente marino
e per successiva profonda azione di metamorfosi, e rappresentati
principalmente dai calcari e loro composti. Ciò ha creato quel tipico
aspetto tormentato ed aspro: dove i versanti a strapiombo, le vallate
profonde di forma marcatamente a "v" e le pareti scoscese di nuda
roccia caratterizzano l'ambiente montano rendendolo ancora più spettacolare
per l'estrema vicinanza con il mare. Differentemente la retrostante
fascia dell'Appennino si contrappone per un susseguirsi di cime
dalla morfologia più omogenea, che non presentano il divario di
altezza e di aspetto esistente tra quelle della precedente
catena. Anche dal punto di vista tettonico, l'area Apuana costituisce
un vero nucleo a se, detto infatti: "autoctono metamorfico"; mentre
tutto intorno affiorano unità tettoniche alloctone: sia provenienti
dallo stesso bacino marino di sedimentazione, come le scaglie parautoctone
e la falda toscana, sia provenienti da un bacino di sedimentazione
situato più ad ovest, come il complesso Ligure. Il nucleo metamorfico
delle Apuane è identificabile come complesso geologico autonomo
ed originale anche grazie al fatto che costituisce quella che viene
definita: "finestra tettonica",
cioè: in poche decine di chilometri è possibile trovare racchiusi
i resti di tre distinte serie stratigrafiche, tettonicamente sovrapposte,
attraverso le quali l'erosione ha aperto una ampia finestra che
rende possibile, come in un modello didattico, una completa lettura
della loro storia nei tempi geologici. A questo proposito un altro
aspetto, straordinario e scientificamente interessante delle Apuane,
è rappresentato dai diffusi e potenti fenomeni di carsismo: che
hanno dato luogo ad antri ipogei e grotte maestose, spesso lunghe
decine di chilometri come il caso dell'Antro
del Monte Corchia, oppure abitate fin
dai tempi preistorici come nel caso delle Grotte di Equi e di Tenerano,
oppure ancora dagli scenari fantastici come nel caso delle Grotte
del Vento presso Arni.
Le sovrapposizioni tra queste unità tettoniche sono, tra l'altro,
la causa principale della genesi dell'ampio bacino marmifero, costituito
da una potente "lente" continua che supera in più punti i 400 m.
di spessore, ed ha una estensione di 10 Km. per 20 Km., con affioramenti
a giorno su circa un quarto dell'area. L'esistenza, infatti, di
questo singolare bacino (unico nel mondo per caratteristiche e dimensioni)
si deve al fatto che i cospicui depositi di calcari, in alcune zone
particolarmente puri, sono stati schiacciati per alcuni milioni
di anni da coltri di altri materiali sospinti da bacini marini contermini
ed aventi spessori di diversi chilometri; in tali condizioni gli
innalzamenti di pressione e di temperatura sono stati tali da trasformare
i primitivi calcari in marmi saccaroidi di qualità fisico-estetiche
purissime. Per queste caratteristiche l' uomo da millenni ha iniziato
ad apprezzare i marmi apuani e conseguentemente ne ha intrapreso
l' escavazione: già in epoca romana, in questi luoghi, si è iniziato
a cavare alcuni tra i più celebri ed usati marmi del mondo, e la
circostanza ha contribuito in maniera determinante alla configurazione
di un ambiente straordinario; qui la mano dell'uomo, con un'attività
secolare praticamente mai interrotta, ha rimodellato intere porzioni
della superficie terrestre. Scultori, architetti, artisti e studiosi
di ogni genere che conoscono o che conobbero questo scenario, senza
distinzione di epoca, di nazionalità, di indirizzo o di scuola,
sono unanimi nell'esaltarne la suprema, stupefacente bellezza. Nel
caso delle Apuane infatti, il marmo rappresenta dal punto di vista
antropico il principale aspetto culturale ed economico, e dal punto
di vista naturalistico la più peculiare caratteristica geologica-
morfologica. Il marmo, e le attività estrattive ad esso connesse,
caratterizzano fortemente questo gruppo montuoso, e sono uno dei
principali fattori che lo hanno reso noto in tutto il mondo. La
regione delle Alpi Apuane presenta un popolamento vegetale di notevole
rilievo e un'importanza, universalmente riconosciuto. La varietà
dei climi, le differenze altitudinali e la particolare posizione
geografica -posta tra l'area mediterranea e quella medioeuropea-
hanno favorito la ricchezza floristica e vegetazionale della zona.
Nonostante l'estensione limitata
della catena, elevato è il numero di specie endemiche, relitte e
rare, tra l'altro segnalate nell'elenco floristico della Società
Botanica Internazionale. La diversa morfologia e le variabili condizioni
climatiche hanno determinato, inoltre, il susseguirsi di diverse
fasce vegetazionali. Sulle colline, soprattutto quelle calcaree
del versante marittimo, si estende, fino a circa 300 m. di quota,
il fitto intrico della macchia mediterranea
con leccio dominante ,ed in cui sono diffuse altre specie sclerofille
sempreverdi tipiche della vegetazione costiera. Sulla roccia silicea
collinare e premontana, invece, fino a 600 - 700 m. di quota, prevalgono
gli areali del pino marittimo , in cenosi con sottobosco ancora
caratterizzato da piante ed arbusti della macchia mediterranea.
Nella fascia superiore, che va da una altitudine minima di 400 m.
ad una massima di 800 m., laddove il suolo è prevalentemente calcareo
trovano diffusione i boschi di querceto-carpineti,
che sporadicamente si possono spingere fino a quote oltre i 1000
m., soprattutto sul versante marino, e possono essere caratterizzati
dalla presenza sporadica di boschi d'acero. A corona superiore di
questa fascia si trovano, soprattutto sulle pendici più fresche
e nei versanti più interni, i boschi di cerreto-carpineto caratterizzati
dalla presenza costante del cerro, misto ora al carpino nero, ora
al carpino bianco ,ora all'acero o al frassino
, o ancora a svariati arbusti ed alberelli tipici delle aree montane,
o più raramente alla betulla. Nella fascia da 400 m. fino a 1000
m. di altitudine, specialmente sui terreni silicei, ha vasta diffusione
il bosco di castagno, favorito nei secoli passati dalla coltivazione
e dalla piantumazione operata dall'uomo. Tra gli 800-900 m. e i
1600-1700 m. di quota si incontra, sia su terreni silicei che calcarei,
ma soprattutto nei versanti esposti a nord, la faggeta accompagnata
dal tipico sottobosco d'alta quota. In questa fascia è possibile
anche trovare boschi isolati di conifere
(per lo più di rimboschimento), e stazioni
sporadiche o relitte di tasso.
Al di sopra della faggeta troviamo la fascia delle praterie pseudoalpine,
i pascoli cacuminali e le brughiere di graminacee, e, frammentata
agli affioramenti calcarei, la fascia della vegetazione ipsofila,
nella quale sono presenti le specie botaniche più rare ed interessanti
delle Apuane. |
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