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Storia e tradizioni del comprensorio:CANTAGALLO
Il territorio del Comune di Cantagallo si estende per circa 96 Kmq tra il lato destro del Bisenzio e la vallata del Limentra occidentale, su un territorio in gran parte montuoso, ai contrafforti della catena appenninica. La maggior parte dei versanti a partire dai 500/600 metri fino ai crinali più elevati, sono la caratteristica saliente del territorio, e si tratta in massima parte di boschi cedui: in basso querce e castagno, in alto faggete, intercalate da antichi castagneti da frutto, che rappresentano la principale risorsa alimentare ed economica, almeno fino a 50 anni fa, per le popolazioni delle zone appenniniche. Nelle zone meno antropizzate si trova a tutt'oggi una fauna ed un'avifauna piuttosto ricca: cervo, daino, capriolo, cinghiale, volpe, faina, scoiattolo, cinciallegra, picchio muratore, cuculo, merlo, poiana, astore. Le acque dei fiumi sono invece popolate da trote, ghiozzi comuni, barbi e gamberi d'acqua dolce. Grazie a questo ricco aspetto naturale, la zona, caratterizzata anche dalla recente istituzione della riserva naturale Acquerino-Cantagallo, basa gran parte del proprio potenziamento economico sul turismo. Per quanto riguarda i cenni storici, le notizie pervenute fino a noi sono poche, ma molto poetica risulta essere la leggenda che attribuisce il nome di Cantagallo alla zona. Al tempo della invasione dei Galli, un guerriero di quell'esercito, stanco di girovagare, volle trovare un posto tranquillo dove passare in pace i suoi giorni. Seguì un fiume che lo condusse dopo una vallata fra boschi e verdi piani, in un posto in cui il sole sorgeva presto e dove i castagni regalavano una fresca ombra nei pomeriggi assolati. Lì il gallico si fermò e pascolò le sue pecore. Spesso mentre sorvegliava il gregge, cantava malinconiche canzoni del suo lontano paese di origine. Per molti anni il vento portò tra i boschi, fino al fiume, le belle canzoni del "Gallo", così come lo chiamavano i pastori che lo potevano ascoltare, ed anche nei freddi e ventosi tramonti invernali sembrava che la voce echeggiasse tra i castagni e le gole. I pastori, guardando la montagna, solevano dire: "il canto del Gallo". La storia narra che il territorio di Cantagallo fu abitato fino dai tempi più antichi da popoli venuti forse dall'Asia che entrarono in contatto con la civiltà di Roma, abbandonando così la vita nomade. Nel 214 a.c. le terre furono occupate da una delle tribù galliche più combattive: i Boi. Questa popolazione fu però sconfitta dai Romani del Console Emilio, che stabilì i suoi quartieri generali contro i Galli in quella che oggi è Migliana. A causa della presenza della via Cassia che varcava l'Appennino presso Lentula e continuava per Modena (76 a.c.), il territorio di Cantagallo era spesso attraversato dalle truppe dei vari eserciti che non disdegnavano depredare gli autoctoni. Di qui passarono i Goti (400/500), Carlo di Valois (1301), il Principe d'Orange (1530), il Duca di Parma di ritorno da Firenze (1641) e, nel 1859 il Granduca Leopoldo per custodire l'Appennino di Cantagallo durante la rivoluzione toscana, in quanto punto di confine del Granducato. Proprio per la sua importanza strategica, il territorio dell'attuale comune fu più volte conteso tra l'XI ed il XIV secolo quando vi avevano possessi Pistoia, Firenze e gli Alberti. Questi ultimi dominarono i territori di Usella e Cerbaia (cedute nel XIV sec. a Firenze), Migliana poi passata a Pistoia e Fossato, antico possesso di Matilde di Canossa (governato da Pistoia e passato poi agli Alberti tra il 1287 e il 1319).

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