PRATO e provincia
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CENNI STORICI

Storia e tradizioni del comprensorio: PRATO
La Provincia di Prato è stata istituita con Decreto Legislativo n°254 del 27 marzo 1992 entrato in vigore in data 16 aprile 1992. La Provincia è costituita dai Comuni di Cantagallo, Carmignano, Montemurlo, Poggio a Caiano, Prato, Vaiano e Vernio e si espande su una superficie di 97,59 Kmq sulla quale sono presenti circa 166.108 abitanti. L'area su cui si è sviluppata l'attuale Provincia ha visto la presenza umana fin dal medio paleolitico. In seguito, come dimostrano numerosi reperti archeologici, fu popolata dai liguri, dagli etruschi (VII-V sec. A.C.) e poi dai romani, che colonizzarono l'area fin dal tempo di Silla e di Ottaviano, i quali concessero a circa 200 militari la gestione delle terre fiorentine e pratesi. Segno tangibile della presenza romana, è il sistema della centuriazione che consiste nella suddivisione della superficie in aree quadrate di 50 ettari. Ancora oggi ne troviamo traccia nelle vecchie strade comunali di Prato che si incrociano ad angolo retto o hanno andamento parallelo. Tale caratteristica è riscontrabile anche nella Piazza del Comune. Con il collasso dell'Impero Romano la zona fu occupata dai longobardi che si stanziarono soprattutto nella Valle del Bisenzio e nella zona di Montemurlo. Qui, dopo iniziali attriti con gli autoctoni, i Barbari si integrarono completamente con la popolazione e si dedicarono stabilmente all'allevamento ed alla pastorizia. Quando i Franchi accorsero in aiuto del Papa, ed occuparono le terre dove oramai si erano stabilmente insediati i longobardi, la zona presentava un agglomerato ben definito denominato "Luogo Cornio". Questo centro era stato dotato di una chiesa con fonte battesimale (Pieve) e con molta probabilità fu sede di mercato e luogo di residenza di funzionari pubblici. Borgo al Cornio, il castello e la Pieve di Santo Stefano, erano verosimilmente sottoposti all'autorità feudale del Vescovo di Pistoia. Borgo al Cornio però, non era l'unico insediamento di rilievo, dato che più a sud si era sviluppato un altro importante nucleo abitato, ricordato in un documento del 1028, chiamato "Castello di Prato". Il Castello, dotato al suo interno di numerose abitazioni e di una chiesa (Santa Maria in Castello), era sotto la giurisdizione dei conti Alberti: grandi feudatari che possedevano terre e castelli in varie parti del territorio fiorentino, pistoiese e bolognese. Durante il sec. XI, a causa dell'esodo dalla campagna verso la città, i due insediamenti aumentarono sensibilmente il numero dei propri abitanti, tanto che si verificò una vera e propria fusione di tutte le aree, da cui nacque la città di Prato. Seguendo l'iter delle altre città italiane, nel sec. XII i cittadini di Prato manifestarono l'esigenza di governarsi autonomamente. Nasce così il Comune. La prima attestazione di questo avvenuto cambiamento si ha con un documento che risale al 1142. Del 1193 è invece un ulteriore documento che attesta la presenza nella città di un Podestà forestiero. La popolazione era costituita prevalentemente da piccoli e medi proprietari terrieri, artigiani, commercianti e professionisti quali: dottori e speziali, giudici e notai. In questo periodo comincia ad essere fiorente anche la lavorazione della lana che tanto importante renderà la città. Tale attività si era sviluppata grazie a favorevoli condizioni come la presenza di un fiume che garantiva infatti abbondanza di acqua (bene indispensabile per la lavorazione), e la composizione del terreno nella zona di Galceti, terreno in cui si trovano proprietà detergenti utili per la sgrassatura della lana. Come possiamo immaginare, Prato fu oggetto di desiderio da parte dei fiorentini. Fintanto ché la città, sulla scia dell'aumento demografico, continuò la sua espansione, Firenze non riuscì ad interferire nella conduzione di Prato; ma, dai primi del '300 a causa di una forte carestia, derivata dalla scarsità dei raccolti, la popolazione cominciò a diminuire sensibilmente. Questo elemento, in concomitanza con mutamenti a livello politico, portarono la città a subire una progressiva perdita di autonomia. Nel 1301, infatti, sia a Prato che a Firenze erano andati al governo della città i guelfi neri. Col pretesto di impedire ai guelfi bianchi ed ai ghibellini di rientrare in Prato, i fiorentini intervennero più di una volta nella gestione della fortezza pratese, ma soprattutto aumentarono la loro ingerenza negli affari interni della città. Per evitare una situazione di questo tipo, i pratesi affidarono la signoria della città al re di Napoli (1313). L'operazione non ebbe però gli esiti sperati poiché i funzionari inviati dal nuovo egemone erano quasi sempre di origine fiorentina. L'occasione per poter finalmente assoggettare il comune pratese si manifestò nel 1350, quando Firenze intervenne contro la potente famiglia Guazzalotti, resa rea di una vendetta privata che aveva incrinato i rapporti tra i due Comuni. Dopo tre giorni di assedio alle mura di Prato, i Guazzalotti persero lo stato. L'antica famiglia che era stata capace per più di un secolo di mantenersi ai vertici del Comune fino a conquistare di fatto il potere assoluto, trovò rifugio a Milano presso i Visconti. A Prato invece, al seguito dei fiorentini, rientrarono anche i perseguitati dai Guazzalotti, e così Firenze poté dichiarare di aver liberato i pratesi dal tiranno. Unica richiesta da parte fiorentina fu la possibilità di ottenere la tutela militare e quella dell'ordine pubblico del Comune.

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