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Storia e tradizioni del comprensorio:ALTARE
Altare e il Vetro: un binomio inscindibile
Altare è certamente il centro ligure più importante per la continuità vetraria dal Medioevo ai giorni nostri; l'arte di trasformare la sabbia in vetro fu importata ad Altare nel XII secolo, epoca in cui il paese apparteneva ad Enrico il Guercio, discendente di Aleramo, che per primo assunse il titolo di Marchese del Carretto. Secondo la tradizione la lavorazione del vetro è stata introdotta ad Altare dai Monaci Benedettini dell'Isola di Bergeggi i quali, dall'abbondanza di legname, felci e corsi d'acqua, decisero di creare qui le prime fornaci chiamando dalla Francia alcune famiglie di artigiani già esperti in quest'arte. I segreti della fusione del vetro furono custoditi gelosamente tramandandoli di padre in figlio in quanto fonte di ricchezza e di privilegi da parte delle autorità dell'epoca. Nel 1495 si diede vita all'Università dell'Arte Vitrea, una corporazione dei mestieri che tutelò i diritti dei maestri vetrai e ne disciplinò i privilegi, attribuendo un nuovo impulso all'attività produttiva. Il Consolato, nucleo dell'Università, ebbe per secoli un ruolo fondamentale nella amministrazione della produzione artigianale e di conseguenza sulla vita di tutta la comunità altarese.
In seguito ad un diverso processo di lavorazione i vetrai altaresi erano in grado di fondere il vetro ad una temperatura inferiore rispetto ai loro antagonisti di Murano, i quali però potevano contare su di un maggiore lasso di tempo per manipolare la massa vetrosa prima che questa si consolidasse. Quindi inizialmente il vetro di Murano meglio si prestava a lavorazioni artistiche. Ovviamente nel corso dei secoli anche Altare si specializzò nella lavorazione del vetro sodico, ma mentre a Murano si privilegiavano i vetri colorati, ad Altare i maestri vetrai preferirono orientarsi sul vetro bianco (trasparente) e sulla produzione industriale, anche se erano in grado di produrre oggetti di ogni forma e colore.La lavorazione del vetro è tuttora il fulcro dell'economia di Altare, dove accanto ad industrie fiorenti operano alcuni laboratori artigiani dediti alla soffiatura, all'incisione e alla decorazione di vetri e cristalli che mantengono in vita questa peculiare forma di espressione artistica. Altare ed Arte è da sempre un binomio inscindibile e presso il Museo del Vetro sono conservati pezzi di inestimabile valore storico ed artistico quali i "Giganti di vetro", vasi di enormi dimensioni interamente soffiati a mano, unici nel loro genere; altre sezioni sono dedicate a pezzi provenienti da vetrerie argentine e brasiliane, a testimonianza delle numerose emigrazioni di vetrai altaresi all'estero.Una sezione comprende infine i capolavori prodotti più recentemente dagli artigiani altaresi che tramandano una tradizione ricca di arte , poesia e prosperità. Presso le gallerie d'arte e di antiquariato, le soffierie artistiche e i laboratori di incisione di vetri e cristalli si possono acquistare oggetti che, al prezzo di semplici souvenir, costituiscono dei veri e propri capolavori, unici nel loro genere.
Le ville e i palazzi
Lo stile Liberty, che dalla fine del secolo XIX si diffuse nell'Europa continentale, trova ad Altare un momento di particolare splendore in alcune ville situate nel centro storico del paese. Monsignor Bertolotti, autore di importanti pubblicazioni sugli atti della Santa Sede, avvalendosi dell'opera degli architetti Gussoni, Campora e Martinengo, fece costruire Villa Agar e Villa Rosa per farne dono alle sorelle. Villa Rosa, recentemente restaurata, è stata acquistata nel 1992 dal Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali e diverrà la sede definitiva del Museo del Vetro e dell'Arte Vetraria.
Aldo Capasso
Aldo Capasso nacque a Venezia il 13 Agosto 1909 dal padre Alberto, ufficiale dell'Esercito di nobili origini napoletane e dalla madre Paolina Saroldi, di antica famiglia altarese. A soli tre anni perse il padre nella guerra libica e fu condotto ad Altare dove trovò il conforto della famiglia materna. Frequentò qui le Scuole Elementari manifestando sin da giovanissimo notevoli doti di poeta ed amore per la critica letteraria. Terminate le Scuole Superiori si iscrisse all'Università di Genova dalla quale si laureò nel 1931, a soli 21 anni, con una tesi su Marcel Proust, meritando un ambito premio riservato alla migliore opera fra tutte le Facoltà dell'Ateneo. Lo stesso anno pubblicò a Torino la sua prima raccolta di poesia, con prefazione di Giuseppe Ungaretti, che ottenne il primo di una ampia serie di importanti riconoscimenti artistici. Autore di una immensa produzione letteraria, Aldo Capasso fondò il Movimento del "Realismo Lirico", ispirato alla trasparenza espressiva. Alternò l'attività di poeta con quella di critico, narratore, traduttore e saggista nei vari campi dello scibile umano e le sue opere gli valsero una duplice candidatura al Premio Nobel per la Poesia.

Il Castello e i Forti
Dell'antico Castello di Altare sono rimasti pochi indistinti ruderi; si tratta di una costruzione risalente ai primi decenni del XII secolo, collocata a nord-est dell'abitato, ed utilizzata, pare, come luogo di difesa e di avvistamento. Il Castello è citato nelle "Cronache savonesi dal 1500 al 1570", in cui si narrano le lotte tra Genova e Savona, durante le quali Altare subì un pesante saccheggio da parte dei Genovesi. Tra il 1612 e il 1618 il Castello fu poi l'epicentro di una battaglia tra i Savonesi, i Marchesi del Monferrato e i Gonzaga di Mantova e venne infine distrutto nel 1629.Ad Altare è presente inoltre il complesso monumentale del Forte Tecci, una fortificazione adibita un tempo al controllo della strada di valico, che con camminamenti e piazzeforti domina le colline circostanti. Chi desidera effettuare una passeggiata più impegnativa può raggiungere il Forte Burot, da dove nelle giornate limpide è possibile scorgere una splendida vista sulla catena da un lato e della costa ligure dall'altro.
La Chiesa parrocchiale
La Chiesa parrocchiale dedicata a S. Eugenio sorge nel centro del paese e fu costruita tra il 1620 e il 1650 quando si dovette abbandonare la prima chiesa parrocchiale (attuale chiesa della S.S. Annunziata) ormai vecchia e pericolante. Essa fu costruita con i denari versati dai vetrai altaresi, obbligati a ciò da un decreto del Marchese Grana del Carretto, Signore di Altare, il quale ordinava di lavorare due giorni festivi l'anno e di versare il ricavato nelle mani del Capo della Maestranza e questo fino ad opera ultimata. Solo con il denaro versato dai vetrai, però, non si sarebbe potuto ultimare la nuova chiesa; perciò altri fondi furono attinti da iniziative varie: la più antica e certamente più suggestiva fu quella conosciuta come "scodella delle anime". I vetrai che lavoravano fuori Altare erano soliti mangiare insieme: ogni giovedì, apparecchiando tavola, era usanza mettere una scodella in più. La porzione di cibo in più andava all'asta e i vetrai facevano a gara per aggiudicarsela. Il vincitore versava il denaro al capo della maestranza che lo dava ai Consoli dell'Arte Vitrea, i quali lo usavano per opere di pubblica utilità. Con questi introiti fu possibile così portare a termine la costruzione della nuova chiesa che sorse su di un "canapale" - cioè un terreno coltivato a canapa, donato dalla signora Anna Casoli in Bordone. La nuova parrocchia fu consacrata ed aperta al culto il 17 novembre 1651. La chiesa ha uno stile composito in cui domina però il barocco. La sua facciata, che ricorda vagamente quella della chiesa di Trinità dei Monti di Roma, era ornata nel timpano di affreschi, oggi scomparsi. Alla base si aprono tre portali: uno più grande al centro, due più piccoli ai lati. Sopra di essi vi sono tre nicchie con le statue marmoree della Madonna del Buon Consiglio (al centro), di S. Eugenio (a sinistra) di chi guarda, di San Rocco (a destra). È sormontata da due originali campanili che in origine avevano le sommità mozze. Nel corso dei secoli ha subito numerose modifiche. L'interno completamente restaurato nel 1927 ad una sola navata con il soffitto a volta decorato di affreschi, in gran parte del "MUT" pittore di origine piemontese e che ha lavorato a lungo nel basso Piemonte e nelle località confinanti. Ai lati della navata vi sono otto cappelle. Si accede all'altar maggiore salendo alcuni gradini. Nell'abside c'è un coro di pregevole fattura; sopra il coro un grande quadro raffigura, la Madonna del Buon Consiglio - patrona principale di Altare; ai lati scene della vita di S. Rocco e S. Eugenio. Sotto il presbiterio si trova la cripta dedicata alla Madonna del Buon Consiglio. Fino al 1977 si accedeva alla cripta scendendo uno scalone al centro della chiesa, davanti all'altar maggiore. Ora la scala di accesso è stata spostata nella 4ª cappella di destra e l'interno della chiesa ha subito una modifica che non ne ha certo migliorato l'aspetto.
Chiesa della S.S. Annunziata
Nel luogo dove oggi sorge la chiesa della S.S. Annunziata, a ovest del paese, sono state costruite, in tempi diversi, tre chiese. La prima risale al 1130 circa: fu la prima parrocchia di Altare e dichiarata tale con bolla papale del 1141; era probabilmente una chiesa in puro stile romanico di cui rimane soltanto lo slanciato campanile che la fiancheggia. La chiesa era stata costruita dai Monaci benedettini del Cenobio di Bergeggi ed era dedicata a Sant'Eugenio, che divenne da allora Patrono di Altare. Nel 1400 la chiesa fu restaurata e rimaneggiata e pare risalga a questo secondo rifacimento l'aggiunta della cuspide sul campanile. Questa seconda chiesa fu agibile fino ai primi anni del 1600. L'atto di nascita della terza chiesa è del 1651. Essa fu fatta costruire da Matteo Buzzone, un vetraio altarese che lavorava a Roma e che - si racconta - si era guadagnato la stima e la riconoscenza del papa Urbano VIII (Matteo Barberini) perchè lo aveva guarito da una grave malattia della pelle (e che i medici di allora ritenevano inguaribile) con l'erba "smurbia" e l'erba "plizzana" fatte giungere a Roma da Altare. Il papa per ricompensarlo gli aveva dato il diritto di aggio, cioè il diritto di bollare tutte le misure di capacità che si fabbricavano nello Stato Pontificio. In questo modo Matteo Buzzone si era arricchito e quando seppe che la vecchia chiesa parrocchiale era stata abbandonata, ne acquistò i diritti e mandò da Roma il disegno per la costruzione di un nuovo tempio che volle dedicare alla S.S. Annunziata. La chiesa è - all'interno - in stile barocco, ha pianta a croce greca ed è sormontata da una cupola ovale che poggia su base ottagonale, ma i lati di questo ottagono sono di misure diverse uno dall'altro e ciò dimostra che il progetto della chiesa era forse dovuto alla scuola dei grandi architetti che lavoravano in quel tempo a Roma: Bernini - Borromini, ma che colui che ne curò l'esecuzione era forse solo un semplice capomastro. La facciata e il campanile sono quelli delle due chiese primitive, quindi in stile romanico e ciò perchè i parenti del Buzzone, che vivevano in Altare, e che erano incaricati di seguire i lavori, per risparmiare il denaro mandato dal loro congiunto fecero abbattere tutto ciò che era pericolante, ma lasciarono ciò che ancora c'era di buono. Quando la chiesa fu terminata Matteo Buzzone venne da Roma per vederla, ma ciò che si presentò ai suoi occhi era ben diverso da quello che aveva immaginato. Tale fu la sua delusione che non scese nemmeno da cavallo e riprese la strada verso Roma. Si racconta anche che abbia esclamato: "Credevo di vedere una cattedrale e non ne ho visto che la sacrestia!".
Le attivita sportive
Ad Altare, lungo l'antica via per il mare, si trova il valico della Bocchetta dove convenzionalmente hanno origine le catene montuose delle Alpi e degli Appennini. Il punto è oggi segnato da un cippo posto alcuni anni or sono dalla Associazione Alpinistica Altarese (detta 3A). Dalla Bocchetta di Altare è facilmente raggiungibile l'Alta Via dei Monti Liguri, un itinerario che collega le estremità delle due Riviere, ideale per chi, svincolato dal turismo di massa, voglia conoscere l'entroterra e le montagne liguri.Nel Savonese l'offerta classica del turismo balneare è integrata dalle nuove opportunità date dal freeclimbing, dall'escursionismo, dalla MTB, dal trekking e l'AVML rappresenta una sorta di ideale viaggio tra queste diverse evoluzioni del turismo. Gli sportivi trovano qui un vero paradiso in quanto, grazie alle quote non particolarmente elevate dei Monti Liguri e alle differenze climatiche che si registrano sui due versanti è possibile scegliere itinerari idonei ad ogni stagione. I sentieri sono sempre praticabili per la facilità di assorbimento del terreno dopo la pioggia e ci si può dissetare alle numerosissime fontane di acqua purissima presenti lungo i percorsi.Perciò nel corso degli anni i dintorni di Altare sono pertanto divenuti un preciso punto di riferimento per migliaia di biker, e lo dimostra il successo ottenuto dal "Festival Bat", una escursione in mountain bike la cui originalità consiste nel fatto di essere organizzata al calare delle tenebre. Ciò permette di abbinare al piacere di una gita in bicicletta il fascino di una sfida all'oscurità. Inoltre i bat-biker hanno saputo dotarsi di impianti di illuminazione decisamente caratteristici, alcuni di loro hanno dotato le proprie biciclette di veri e propri impianti HI-FI con i quali inondano di note le vallate. La manifestazione registra ogni anno centinaia di iscritti, ai quali fa da corollario un elevatissimo numero di spettatori sparsi lungo il tragitto e divertiti per lo spettacolo festoso innescato dall'evento.
La Gastronomia
In Valbormida gli influssi con le popolazioni limitrofe, gli intensi scambi commerciali, le innumerevoli invasioni subite nel corso dei secoli hanno lasciato tracce rilevanti non solo sul territorio, ma anche nei dialetti e nelle tradizioni culinarie della nostra gente, aperta da sempre alle innovazioni e pronta a far tesoro delle ricette provenienti da popoli vicini e lontani.L'elenco delle specialità tipiche altaresi necessita di uno spazio tanto ampio da non poter essere trattato in questa sede, ma la ricchezza dei sapori e la varietà degli assortimenti fanno del nostro paese un luogo di culto per i buongustai più raffinati.

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