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Storia
e tradizioni del comprensorio:VADO
LIGURE
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| L'antica Vada
Sabatia si sviluppò nel II secolo a.C.
divenendo rapidamente centro di commerci terrestri e marittimi,
sede di un porto fra i più sicuri d'Italia e "castrum"
eccellente per operazioni militari grazie alla propria funzione
di importante nodo stradale. Vi confluivano l'antica via Litoranea,
la via Emilia Scauri (109 a.C.), che
passando per la Val Quazzola raggiungeva
Tortona, e la via Julia
Augusta (13 a.C.), che da Vada Sabatia si dirigeva verso
Ventimiglia e la Gallia
Narbonense. Quest'ultima si inerpicava lungo le pendici del
colle di San Genesio, dove sono ancora
visibili le tracce di un insediamento tardo romano o alto medievale.
Di particolare interesse la "Fossa do re",
un misterioso sepolcro ad inumazione, scavato nella roccia, le cui
origini permangono dubbie. Al culmine della collina di San
Genesio, una serie di cinta murarie ed una torre tardo medievale
costituiscono i resti del Castrum Vadorum,
mentre sulla cima del Colle di Sant'Elena
si trova l'insediamento preistorico del Castellaro.
La testimonianza della prosperità economica e culturale della Vado
romana è costituita soprattutto dall'eccezionale qualità dei pezzi
che don Queirolo, nel corso della sua
vita, ebbe modo di rinvenire nel territorio vadese o presso collezionisti.
La collezione di marmi, monete, ceramiche e vetri è conservata nel
Museo Civico Archeologico Queirolo,
che ha sede nei locali del primo piano della casa del benefattore,
scomparso nel 1878. Un ulteriore conferma di tale vitalità è data
dalla presenza di alcuni sepolcri e dai resti di edifici individuati
durante alcune campagne di scavo realizzate tra gli anni '50 e '60
nell'area in sorge attualmente il palazzo
del Municipio. Sotto l'edificio moderno sono ancora visibili
le strutture di una casa romana del I-II secolo
a.C. i cui ambienti si affacciano su un cortile (peristilio)
secondo la tipica struttura delle ville italiche romane. L'Amministrazione
comunale sta lavorando da alcuni anni ad un processo di trasformazione
del suo terrritorio, mirando alla riqualificazione del tessuto edilizio
ed urbanistico attraverso il recupero funzionale delle tante aree
storicamente utilizzate a fini industriali ed ora in gran parte
dismesse. Particolare interesse rivestono, in quest' ottica, le
iniziative volte al riordino ed alla qualificazione dell' area a
fronte mare compresa tra i torrenti Quiliano
e Segno, utilizzata in modo frammentario
da attività sportive, di balneazione, di ristorazione e cantieristiche.
L'opera dell' amministrazione è volta al recupero funzionale di
tutta questa serie di ambiti che permetta di valorizzarli ed interconnetterli
maggiormente fra loro e la città. In particolare sono in attuazione
interventi per il rifacimento dell' arenile, la regimentazione dell'
alveo del torrente Quiliano ed il ridisegno
della foce del Segno. Ciò dovrebbe consentire di migliorare la situazione
di accoglimento degli stabilimenti balneari e delle aree destinate
alle piccole imbarcazioni per attività sportiva e ludica. Di particolare
importanza anche la connessione con la passeggiata a mare già esistente,
il cui ridisegno sarà ultimato in tempi brevi ,che dovrebbe poi
proseguire sino al pontile in dismissione posto in fregio al Quiliano
, collegandosi ad un nuovo centro polisportivo - dotato anche di
sala conferenze - coperto. I giardini pubblici con affaccio al mare
posti di fronte a piazza Cavour, assumeranno così un prestigioso
ruolo centrale, arricchiti dagli spazi per attività sportive all'
aperto, da un parco giochi per i bimbi e da una razionalizzazione
del verde presente da tempo progettati. Quasi tutta la costa ligure
gode di un entroterra di grande interesse ambientale e paesaggistico
e ricco di emergenze storiche e culturali in gran parte da riscoprire.Negli
ultimi anni molto si è fatto in tal senso ed in particolare il Comune
di Vado si è validamente attivato per questa riscoperta attraverso
l'individuazione di un vasto numero di possibili itinerari che non
prendessero in considerazione soltanto le pur dominanti caratteristiche
di territorio costiero.Un paesaggio vegetale interessante e variegato,
anche nella fauna stanziale e di passo che lo popola, avvolge chi
si immerge fra la natura e la storia di queste terre alla ricerca
delle antiche vie romane Aurelia e
Julia Augusta, delle tracce della presenza
romana in Valgelata, degli echi di
un tempo antico nelle fortificazioni vadesi o nel Castellaro
di Sant'Elena. Un'interessante passeggiata che prende il
via dal Bastione S. Giovanni che, situato
lungo l'arenile del centro di Vado è ciò che rimane del
forte S. Lorenzo costruito nella seconda metà del '600 ad
opera dei Genovesi nell'ambito di una più ampia riorganizzazione
delle fortificazioni costiere. Da Porto Vado si sale poi verso il
grandioso Forte S. Giacomo (già S.
Lorenzo, costruito nel 1600 e intitolato a S. Giacomo nel 1700,
nella fotografia sottostante). Situato in una posizione strategica
fu in più occasioni utilizzato dall'esercito francese durante la
resistenza della Repubblica Democratica Ligure
(1793-1797).Il sentiero sale alla destra del forte e prosegue
verso la sommità del costone passando sotto le mura diroccate del
Forte S. Stefano costruito nel primo ventennio del XVII secolo ma
presto abbandonato essendo piccolo e poco difendibile.Su una strada
sterrata si prosegue fino alla Fortezza
(proprietà privata) edificata nel 1815 dal genio militare del Regno
di Sardegna che decise anche la costruzione del Forte di
Sant'Elena, distrutto nel 1921 dall'esplosione della Polveriera
di cui rimane traccia nell'ampio ripiano erboso posto al termine
del percorso. Tra le frazioni di Sant'Ermete
e San Genesio, sul versante destro
della valle del Segno, si incontrano
i resti di ben 19 fornaci che servivano per la trasformazione del
calcare in calce. Due di esse sono ancora ben visibili all'ingresso
dell'abitato di San Genesio mentre altre due, inserite in edifici
posteriori, si trovano nei pressi della moderna chiesa della Valle.Nella
frazione di Sant'Ermete è concentrato il maggior numero di queste
fornaci, che si trovano distribuite in modo uniforme lungo
via Lazio. Dalla Cava, che si
trova più avanti, proveniva il calcare rotto in blocchi o frantumato
a ghiaia pronto per la cottura. La datazione delle fornaci della
vallata è incerta perchè non esiste una documentazione scritta,
ma risalgono sicuramente ad un tipo di produzione medievale.Alcune
di esse, comunque, sono state spente solo in tempi recenti ed ancor
vivo il ricordo di tale lavorazione, alimentata dalla vegetazione
dei boschi circostanti e che occupava un gran numero di abitanti
della zona. Le montagne retrostanti la valle del Segno e del Quiliano
sono state teatro della guerra partigiana. I sentieri, che dal Ponte
dell'Isola o dal Cunio portano
nei boschi, hanno costituito il passaggio obbligato dei giovani
ribelli per raggiungere le zone di S. Giacomo,
Monte Alto e le Tagliate, nei pressi delle quali si trovano
le grotte del Comando partigiano. I
campi improvvisati del distaccamento Calcagno,
continuamente spostati, trovarono nella pineta della Rocca
dei Corvi, nel noccioleto a nord della stessa e sulle pendici
del Monte Alto nelle Tagliate adeguata sistemazione. Le sentinelle
dal Garbo e dalle Rocce
Bianche controllavano il passaggio delle Bande
Nere e dei tedeschi. La Ca' di Gatti
e tutta la zona hanno visto grandi rastrellamenti e la battaglia
del '44. Dalle Rocce Bianche, superato il primo tratto del crinale
verso est, si trova un sentierino che permette di aggirare ad occidente
la Rocca dei Corvi, conducendo al passaggio
del Garbo. Da qui si completa il giro raggiungendo il colletto della
Rocca, quindi la paleofrana, per riportarsi infine nel versante
meridionale verso i Gatti e le Rocce Bianche. |
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